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Papa Francesco è tornato ad esaltare il ruolo prezioso degli anziani nella Chiesa e nella società. Ne ha parlato durante la messa celebrata questa mattina, martedì 19 novembre, nella cappella di Santa Marta.La sua omelia è iniziata con una domanda: "Cosa lasciamo come eredità ai nostri giovani?". Per rispondere il Pontefice ha richiamato il racconto contenuto nel secondo libro dei Maccabei (6, 18-31) nel quale si narra l'episodio del saggio anziano Eleazaro, uno degli scribi più stimati, il quale, piuttosto che mangiare carne proibita per compiacere al re, si avviò volontariamente al martirio. A nulla valsero i consigli dei suoi amici, che lo esortavano a fingere di mangiare quel cibo per salvarsi. Egli preferì morire tra le sofferenze piuttosto che dare un cattivo esempio agli altri, soprattutto ai giovani. "Un anziano coerente sino alla fine" - lo ha definito il Santo Padre - nel cui comportamento esemplare si può riconoscere "il ruolo degli anziani nella Chiesa e nel mondo".
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"Peccatori sì, corrotti no". Papa Francesco, durante la messa celebrata questa mattina, lunedì 11 novembre, nella cappella di Santa Marta, è tornato a parlare della corruzione, meglio dei corrotti la cui "doppia vita" li rende simili "ad una putredine verniciata".La riflessione del Pontefice ha preso spunto dalla lettura di un brano del Vangelo di Luca (17, 1-6): "Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai" "Quando leggo questo brano - ha confidato - vedo sempre un ritratto di Gesù. Lo abbiamo sentito tante volte: lui non si stanca di perdonare. E ci consiglia di fare lo stesso". Il vescovo di Roma si è poi soffermato sulla figura del peccatore che chiede perdono, ma pur essendo davvero pentito cade ancora e cade più volte nel peccato.
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Nel calendario bizantino l'8 novembre si celebra la "sinassi dei principi della milizia celeste Michele, Gabriele e le altre potenze celesti e incorporee". L'origine della festa può essere legata alla dedicazione di qualche chiesa agli angeli oppure a Michele o a Gabriele, invocati come intercessori e custodi degli uomini: "Capi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete principi delle superne schiere".