formazione e catechesi
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di E. Christian Bruggerl padre gesuita Giancarlo Pani, docente di storia del cristianesimo presso l'Università di Roma "La Sapienza", ha recentemente pubblicato un saggio su "La Civiltà Cattolica" del titolo "Matrimonio e ‘seconde nozze’ al Concilio di Trento". In essa egli difende la pratica matrimoniale greca di "oikonomia" secondo la quale i matrimoni falliti possono essere sciolti e i coniugi hanno il permesso di risposarsi, o più spesso avere i loro "nuovi matrimoni dichiarati validi" dalla Chiesa “dopo un periodo di penitenza". Egli si augura palesemente che questa "tradizione tollerante" possa fare strada anche nella Chiesa cattolica.
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In giro ci sono tanti «cristiani che si pavoneggiano», ammalati di vanità, che «vivono per apparire e farsi vedere». Finiscono così per trasformare la loro vita in «una bolla di sapone», bella ma effimera, andando in giro con troppo trucco e magari anche cercando di far bella figura sventolando «assegni per le opere della Chiesa» o ricordando di essere «parente di tal vescovo». Ma così facendo vivono una vita bugiarda, ingannando anche se stessi. Ciò che conta, invece, è «la verità, la realtà concreta del Vangelo». È con un incoraggiamento «forse un po’ c ru d e le ma vero» che Papa Francesco ha chiesto ai cristiani di guardare soltanto alla loro «vita con il Signore» e «senza far suonare le trombe». Durante la messa celebrata a Santa Marta giovedì mattina, 25 settembre, ha commentato il noto passo del Libro del Qoèlet — «vanità delle vanità» (1, 2-11) — proposto dalla liturgia odierna, facendo notare che esso non è «pessimista» come potrebbe sembrare. Ci dice, invece, «la verità» e cioè che «tutto passa e se non hai qualcosa di consistente, anche tu passerai, come tutte le cose». Il brano della Scrittura, ha spiegato Francesco, «comincia con quella parola chiave: vanità». - Details
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Il Signore è «uno che prega, che sceglie e che non ha vergogna di essere vicino alla gente». Commentando il brano del vangelo di Luca (6, 12-19) durante la messa celebrata a Santa Marta martedì mattina, 9 settembre, Papa Francesco ha sottolineato queste tre caratteristiche che «dipingono bene la personalità di Gesù» e che motivano anche la nostra «fiducia in lui: ci affidiamo a lui perché prega, perché ci ha scelto e perché ci è vicino». Nell’approfondire questi «tre momenti della vita di Gesù», il Pontefice ha parlato dapprima della preghiera. Il Signore, racconta Luca, «se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio». Ne consegue che egli «prega per noi. Sembra un po’ strano — ha osservato Francesco — che lui che è venuto a darci la salvezza, che ha il potere», preghi il Padre. Eppure «lo fa spesso, anche lo dice», ha affermato il Papa ricordando la frase rivolta a Pietro nell’ultima cena: «Io ho pregato per te». Gesù ha pregato e continua a pregare «per noi: è l’i n t e rc e s s o re .
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Giorgio Warda è uno dei principali innografi della tradizione liturgica siro-orientale, vissuto tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo ad Arbela, nell’attuale Iraq. Warda, che in siriaco significa “rosa”, è un soprannome legato alla raccolta delle sue composizioni poetiche.