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Segreteria di Stato
Il cardinale Parolin a Marrakech per il 70° della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

Il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è stato celebrato anche a Marrakech dalle delegazioni presenti alla conferenza mondiale sulle migrazioni. Intervenendo alla cerimonia, svoltasi il 10 dicembre, il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato e capo della delegazione della Santa Sede, ha pronunciato il discorso di cui pubblichiamo una traduzione.

Migranti sbarcati dalla nave che li ha salvati al largo di Malaga (Reuters)

Eccellenze e distinti ospiti,

La Santa Sede è lieta di partecipare a questa commemorazione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il cui preambolo ci ricorda che «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo» (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 1948, Preambolo).

Il Global Compact afferma che la migrazione non deve mai essere un atto di disperazione. In molti paesi d’origine, tuttavia, le persone si sentono costrette a fuggire a causa di conflitti, violenza, degrado ambientale, violazioni dei diritti umani, o per l’incapacità di assicurare una vita dignitosa alla propria famiglia. Dobbiamo fare del nostro meglio per assicurare che le persone possano rimanere nei loro paesi d’origine, costruendo società più inclusive, sostenibili e giuste, riducendo gli elementi avversi e i fattori strutturali che negano alle persone i loro diritti umani fondamentali e le costringono a partire.

Nei paesi di transito e di destinazione, ogni persona ha il diritto di essere trattata con dignità e rispetto e di poter accedere ai servizi sociali basilari. In modo analogo, quando gli Stati decidono che le persone devono essere rimandate indietro, ciò dovrebbe essere fatto nel pieno rispetto del principio di non-refoulement e del diritto alla vita e all’unità della famiglia. Queste sono garanzie anche per il bene comune della società e di tutti i suoi membri.

Cari amici,

Come Papa Francesco ci ha recentemente ricordato, «[il] giusto richiamo ai diritti di ogni essere umano, deve tener conto che ciascuno è parte di un corpo più grande. Anche le nostre società, come ogni corpo umano, godono di buona salute se ciascun membro compie la propria opera, nella consapevolezza che essa è al servizio del bene comune» (Papa Francesco, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno, 8 gennaio 2018). Che questo continui a essere il nostro contributo, mentre oggi rinnoviamo il nostro impegno per la realizzazione degli ideali enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Grazie.

© Osservatore Romano - 13 dicembre 2018